CORTEO STORICO
È da sempre un legame forte quello che lega il Corteo al Vino e quindi alla Fiera che lo celebra; alla base ci sono la grande notorietà del Moscatello locale, considerato per secoli il migliore d’Italia, e il fatto che la via Francigena collegamento tra la Roma e l’Europa cristiana, attraversasse Montefiascone. Da qui trae origine una leggenda ormai secolare, che si è progressivamente arricchita di motivi e personaggi attinti dall’invenzione popolare. Correva l’anno 1111 quando il vescovo Giovanni Deuc, meglio conosciuto come Defuk, giunse in Italia al seguito di Enrico V il quale si recava a Roma per essere incoronato, da papa Pasquale II, come massimo esponente del Sacro Romano Impero. Si narra che il nobile tedesco fosse amante della buona tavola ma soprattutto un grande estimatore e bevitore di vino tanto che pare fosse solito farsi precedere da un fedele servitore, di nome Martino, a cui aveva affidato lo strano compito di assaggiatore di vini; ovunque Martino avesse trovato i più prelibati vini avrebbe dovuto scrivere sulle porte delle cantine, la parola latina EST che significa “c’è” a significare appunto che in quella cantina si trovava del superbo vino. Nel lungo viaggio in Italia Martino assaggiò molti vini deliziosi e li segnalò più volte con la parola Est. Si vuole che a Montepulciano lasciò un Est, due invece ne lasciò a Orvieto. Giunto a Montefiascone e degustata la qualità prestigiosa del moscatello trovato in una cantina, scrisse ben tre volte: EST, EST, EST; il massimo che poteva per segnalare al suo signore un vino dalle straordinarie qualità. Quando Defuk giunse a Montefiascone rimase così incantato dal moscato che decise di prolungare il suo soggiorno per ben due anni, e tra una bevuta e l’altra vi morì nel 1113, dopo aver redatto un testamento con cui lasciava il suo patrimonio alla comunità con il patto che ogni anno, nell’anniversario della sua morte, fosse versato un barile di vino sulla sua tomba, che Martino fece costruire con inciso sopra il singolare epitaffio “Per il troppo Est qui morì il mio signore”.